
LE SCINTILLE DI NIETZSCHE
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La cultura figurativa italiana - intesa come complesso di immagini che stanno accumulate in quel grande magazzino della nostra memoriache è il cosiddetto "immaginario collettivo" - è, essenzialmente, per non dire totalmente, una cultura figurativa, assai prossima alla rappresentazione naturalista che ha toccato i suoi vertici nella pittura ottocentista.
Che quel tipo di rappresentazione fosse già "provinciale" nello stesso ottocento, specie se rapportava alle coeve esperienze europee (per altro, in genere, assai contrastate nei rispettivi paesi), poco importa.
Un bel paesaggio, un ritratto ben riuscito fanno ancora vibrare le corde più recondite dello spirito italico, mentre freddezza e perplessità, almeno presso il grande pubblico, lasciano le proposte che prescindono dalla figurazione.
"La Gioconda" rimane il modello di riferimento. che già un certo Duchamp ci avesse aggiunto qualche decennio fa un bel paio di baffi, dimostrando l'utilità dell'addizione, poco importa.
E' comunque da considerarsi coraggioso chi, come Giorgio Cometto, si avvia per i difficili percorsi della pittura astratta, o informale, o comunque non figurativa.
A dire il vero, anche nel panorama italiano c'è stato chi, come il critico Lionello Venturi, già nel lontano 1952, aveva provato a portare la pittura italiana oltre le "secche" della figurazione con un progetto coerente.
Fu l'episodio, lungo e per certi versi travagliato degli "Otto pittori italiani" (Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato, Vedova) che lasciò probabilmente, nell'arte italiana l'unica lezione feconda sul coté non figurativo.
A questa lezione: "...una pittura vale anzitutto per le sue linee, per le sue forme e per i colori, per quella coerenza di visione che è l'intimaforza di ogni opera d'arte "dipinta" (Venturi 1952) sembra rifarsi anche, cosciente o no, la pittura del nostro Cometto, soprattutto - mi pare - all'esperienza di Afro, anche se egli - magari -, negherebbe ingombranti primogeniture o dipendenze, geloso come ogni artista di un proprio individuale percorso.
Ma io sono convinto che l'arte è come un seme che non germoglia solo nei solchi a lui destinati, ma che, anche a distanza di anni, può fruttificare in luoghi impensati e non previsti.
In ogni caso, rimane certo che la storia dell'astrattismo, dopo il tentativo degli "Otto", in Italia, si frantumò in una serie di battaglie individuali, votate generalmente al ridimensionamento, mentre il figurativismo continuò la sua marcia trionfale, attraverso innumerevoli "richiami all'ordine".
Oggi, siamo nell'epoca della riproducibilità e dell'amplificazione senza fine dell'immagine seriale (Warhol vi costruì addirittura una filosofia) La fotografia e...pensate cosa si può fare oggi con uno scanner...avrebbero già dovuto segnare il punto di non ritorno della figurazione, eppure...
Basterebbe, forse, applicare quello che dicono nello Zen: "se qualcosa disturba dopo due minuti, provalo per quattro; se disturba ancora, provalo per otto, sedici, trentadue, e così via. Infine, si scopre che non disturba affatto, anzi è interessantissimo."
Ma, il tempo - si sa - è denaro ed esso "stringe" (il tempo), soprattutto in un'epoca come quella attuale che, per contro, è la più ricca che si ricordi nella storia dell'umanità, di "tempo libero".
Ci sarebbe quindi il tempo di osservare un quadro di Cometto, seduti in poltrona, mentre il CD ripropone i suoi scritti da Paganini, o dagli altri musicisti che questa mostra non illustra, ma con i quali entra in una situazione di dialogo, di inter-azione.
Friedrich Nietzsche asseriva che la musica proietta scintille di immagini (Bilderfunken) attorno a sé. Si potrebbe dire che Cometto ha cercato di raccogliere queste scintille e di fissarle sulla tela.
Ovviamente, l'opera sua non deve essere intesa in senso "descrittivo" della musica alla quale si riferisce. Essa è pittura pura, genuina, anche se nella sua sostanza tematica (si veda qua e là la presenza di brandelli di spartiti), nello sviluppo cromatico, nella "tecnica", cerca di ricondurci alla folgorazione essenziale del virtuosismo paganiniano, ad esempio.
La pittura è arte, ma è un'altra arte, diversa e distinta dalla musica. E, tuttavia, le arti si parlano tra loro e gli artisti pure, anche attraverso i secoli.
Un quadro di Cometto è pur sempre un rettangolo di tela incorniciata, sul quale il nostro ha riversto colori, linee, forme, secondo un disegno coerente che sgorga dalla sua visione interiore. Il riferimento musicale, aiuta, ma non esaurisce. E, soprattutto non deve essere fuorviante: siamo di fronte a pittura, pittura a tutto tondo.
Lo sforzo da fare è di verificare le proprie "abitudini visuali", di contestarle per amore di una maggiore freschezza.
Allora, capiremo che il quadro che stiamo guardando non è il ritratto di una sonata di Paganini. I ruoli si sono rovesciati.
Partendo dalla sonata, Cometto ha fatto un quadro.
Cioè, partendo dalla struttura, dalla divisione del tutto in parti corrispondenti alle parti dell'opera musicale, si è costruito un quadro che nello stesso tempo offusca e chiarisce la struttura musicale che lo sottende.
Solo in questo modo, Cometto è riuscito, in modo esemplare, a catturare le scintille di cui parlava Nietzsche e a trasporle sulla tela.
Con quella convinzione, quell'accanimento che gli va riconosciuto, quello sforzo di crearsi un percorso suo, oltre le mode e i facili consensi, con quella fede che è la prerogativa di ogni vero artista.

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