Una vicenda che mi è sempre piaciuta, anche perché è
a lieto fine, è quella di due matematici ungheresi del secolo scorso,
padre e figlio: Farkas e Janos Bolyai.
Il padre, amico di Gauss, aveva dedicato gran parte dei suoi studi al celebre
postulato delle parallele, nel tentativo di provare che esso era dimostrabile
a partire dagli altri quattro postulati della geometria euclidea.
Era uno sforzo che aveva accomunato molti celebri matematici prima di lui,
senza che si fosse mai arrivati ad un risultato definitivo.
Quando, in tarda età, egli seppe che il figlio si era immerso nel
medesimo problema gli scrisse un'accorata lettera, scongiurandolo di lasciar
perdere:
"Per amor del cielo, ti imploro di desistere dal tentativo. Il problema delle
parallele è una cosa da temere ed evitare non meno delle passioni
dei sensi, poiché anch'esso può rubarti tutto il tuo tempo
e privarti della salute, della serenità di spirito e della
felicità."
Eppure il figlio non solo non desistette, ma nel 1829 arrivò dove
lui aveva fallito, e si può immaginare come questo lo ricompensò
di tutte le fatiche patite, e gli fece benedire la testardaggine del figlio,
che, come fanno quasi tutti i figli, non aveva voluto obbedire al padre.