La matematica e l'impossibile
Tra i numerosi problemi matematici affrontati dagli antichi greci, ve ne sono
alcuni cosiddetti impossibili. Siamo nell'ambito della geometria euclidea,
e i problemi trattano di alcune costruzioni geometriche,
da effettuare mediante riga e compasso (la prima usata per tracciare
linee e non per misurare distanze).
Sicuramente tutti avranno sentito parlare della cosiddetta quadratura del cerchio,
(che è il più celebre tra questi problemi), ovvero la costruzione di un
quadrato avente area uguale a quella di un cerchio di raggio unitario, il che in modo
ovvio si riconduce alla costruzione di un segmento lungo pi greco volte l'unità.
Altri problemi simili sono: la duplicazione del cubo (cioè la costruzione
di un cubo di volume doppio al volume unitario), la trisezione dell'angolo, la
costruzione di un ettagono regolare, ecc.
I matematici greci si accanirono per ottenere qualche risultato che non
arrivò mai, ed è interessante notare come questi sforzi per
raggiungere l'impossibile fanno parte del carattere di questo grande popolo,
che del resto avvicinava molto la matematica alla filosofia, cosicchè la
prima rifletteva dalla seconda una certa ansia ideale.
Per molti secoli ancora questo tipo di problemi furono analizzati con il
medesimo tipo di approccio finché, dal 1600 in poi, si cominciò a
mettere in crisi le strade battute in passato, e
in tal modo si arrivò all'idea fondamentalmente nuova: non
cercare la soluzione a questi problemi, ma dimostrare l'impossibilità di
arrivare ad una soluzione.
A poco a poco tutti questi problemi "classici" furono demoliti: l'ultimo a
cadere fu quello della quadratura del cerchio, che dovette attendere il 1882
perché F. Lindemann arrivasse a dimostrare la trascendenza di pi greco, ovvero che
tale numero non è soluzione di una equazione algebrica a coefficienti
razionali.
Ma un contributo notevole a queste dimostrazioni lo si deve anche a Cartesio:
i matematici si accorsero presto che la geometria cartesiana (o analitica)
aveva fondamentali analogie con quella
classica euclidea, e che ogni problema geometrico di costruzioni con riga e
compasso poteva essere ricondotto
a un ben definito sistema di equazioni algebriche. Da lì alle dimostrazioni
il passo fu breve.
Ci vollero ben 2200 anni perché l'italiano Ruffini, il genio norvegese Abel
e altri insigni matematici dei secoli XVII e XVIII potessero arrivare a questi
risultati, ma non per questo si pensi che gli sforzi precedenti siano
stati inutili: brillanti successi furono ottenuti sotto altri aspetti, anche
se questa età, giustamente definita eroica, non ebbe la soddisfazione di
riuscire nel suo obiettivo immediato.
Se a qualcuno interessa cimentarsi in problemi di costruzione con riga e
compasso (questa volta risolvibili!) ve ne sono alcuni (i cosiddetti problemi
di Apollonio, dal nome del matematico greco che li studiò) che
richiedono più attenzione di quanto ci si aspetti.
Qui se ne elencano solamente tre, ma in totale i problemi di Apollonio sono dieci:
il problema base, che è anche il più difficile, è quello
di determinare la circonferenza tangente a tre circonferenze date. Gli altri nove
sono delle variazioni sul tema ottenibili sostituendo ad una o più
circonferenze la sua degenerazione in punto (raggio di cerchio zero) o in retta
(raggio di cerchio infinito).
- 1. Dati due punti distinti ed una retta esterna ad essi, determinare il
centro della circonferenza passante per i due punti e tangente alla retta.
- Soluzione: siano A e A' i due punti, r la retta e P l'intersezione tra la retta
che congiunge A e A' ed r.
Per una ben nota proprietà delle circonferenze, facilmente dimostrabile (1), se T è il
punto di tangenza cercato, il segmento PT è medio proporzionale tra
PA e PA'.
Supposto che A sia più vicino a P rispetto a A', si tracci una
retta t perpendicolare alla retta s che congiunge A e A'; costruito poi il punto medio M del segmento
PA' si tracci una semicirconferenza c con centro M e raggio PM=PA'; sia ora
B l'intersezione tra t e c: se consideriamo il triangolo PBA', che è rettangolo
perché inscritto in una semicirconferenza, in base al primo teorema di Euclide
possiamo affermare che il segmento PB è medio proporzionale tra PA e PA'.
Riportato PB sulla retta r (con un estremo coincidente con P) si determina
il punto di tangenza T. A questo punto si traccia la retta perpendicolare
a r passante per T e la retta perpendicolare a s passante per il punto medio
del segmento AA'. Il centro C della circonferenza cercata, dovendo obbligatoriamente
giacere su entrambe le rette, è l'intersezione tra le due.
- 2. Dato un punto e due rette distinte non passanti per il punto, determinare il
centro della circonferenza passante per il punto e tangente alle due rette.
- Soluzione: sia A il punto, r ed s le rette, e t la bisettrice dell'angolo
formato dalle due rette e contenente il punto A.
Si sfrutta la proprietà (1) citata nel problema precedente.
Si determini innanzitutto A', simmetrico di A rispetto a t, per cui deve passare
la circonferenza cercata. Poi si individua il punto P allineato con A e A'
passante per r (o simmetricamente per s). Poi in modo analogo al caso precedente
si determina il punto di tangenza T sulla retta r, sfruttando il fatto che
PT è medio proporzionale tra PA e PA'.
- 3. Dati due punti e una circonferenza non passante per i due punti, determinare il
centro di una seconda circonferenza passante per i due punti e tangente alla prima.
- Soluzione: anche in questo caso si sfrutta la proprietà (1).
Siano A e A' i due punti, s la retta che li unisce, e t la retta perpendicolare
a s passante per il punto medio M di AA'; sia inoltre c la circonferenza, di centro O.
Innanzitutto si tracci una qualsiasi corda di c di lunghezza pari a quella del
segmento AA'; quindi si tracci la circonferenza c' di centro O tangente alla corda
e se ne determini il raggio r. Riportato r sulla retta t con un estremo coincidente
con M, sia O' il secondo estremo. A questo punto si tracci la retta u perpendicolare
al segmento OO' e passante per il loro punto medio O'', e si individui il punto
P di intersezione tra u e s. Da P si tracci la tangente a c, quindi la retta v
che unisce O e il punto di tangenza T trovato. L'intersezione tra v e t è il
centro della circonferenza cercata.
Spiegazione: per la proprietà (1), PT è medio proporzionale tra PA e PA', e,
detti B e B' gli estremi della corda formata dalla tangente a c' passante per P
(di lunghezza pari a quella di AA', per quanto detto in precedenza) PT è medio
proporzionale tra PB e PB'. Inoltre PM è pari a PM' (dove M' è il punto medio
del segmento BB'), perché PMO' e PM'O sono triangoli rettangoli congruenti,
avendo per costruzione due lati uguali (PO=PO' e OM'=O'M=r) e l'angolo opposto
(che è rettangolo) uguale.
Pertanto PT, che è tangente a c, lo è anche, in base alla (1), alla circonferenza
cercata, e la retta v passante per O e per T, essendo perpendicolare a PT, passa
anche per C.
Curiosità: in tutti i problemi le circonferenze richieste non sono univoche, ma
bensì ogni problema ha due soluzioni, che però si individuano con lo stesso
procedimento simmetrizzato (ad esempio nel primo problema basta scegliere
T in modo che PT abbia verso opposto e si determina la seconda circonferenza).
Nota (1).
Data la figura qui sotto, si dimostra che PT è medio proporzionale tra PA e PA'.
Siano A e A' gli estremi ed M il punto medio di una corda qualsiasi
del cerchio c di centro O, P un punto esterno a c e allineato con A e A', e T
il punto di tangenza della retta tangente a c e passante per P;
si consideri ora il triangolo rettangolo PTO per il quale, in base al teorema
di Pitagora, ed essendo OT=r, vale PO^2=PT^2+r^2. Siccome, sempre per il teorema
di Pitagora applicato al triangolo PMO, è PO^2=PM^2+OM^2, e quindi
PO^2=PM^2+r^2-AM^2,
si deduce infine
PT^2=PM^2-AM^2=(PA+AM)^2-AM^2=PA^2+2*PA*AM=PA*(PA+2*AM) C.V.D.
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